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Old 17-02-2004, 22:39   #1
Mistral PaolinuX
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CD & DVD - Tecniche Operative

In questo thread sono raccolti diversi testi su varie tecniche operative in ambito di masterizzazione.

Ultima modifica di MM : 24-04-2005 alle 15:26.
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Old 17-02-2004, 22:40   #2
Mistral PaolinuX
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LA SCRITTURA DEI CD-DA (O CD-AUDIO)

La questione della scrittura dei CD-DA è sicuramente controversa. Gli aspetti da considerare in materia sono diversi.

LA VELOCITA' DI SCRITTURA
Considerando qual'è lo scopo ultimo della scrittura di un CD-DA, e cioè ottenere la massima qualità di riproduzione su qualsiasi tipo di impianto di ascolto, si può dettare questa regola: la scrittura dei CD-DA deve essere eseguita a velocità basse, oggi comprese tra 4x ed 8x se si utilizzano sia unità CD-W che supporti di ultima generazione.
Si potrebbe cercare di confutare questa affermazione dicendo che "i bit sono uguali per tutti" e quindi non può esistere alcuna differenza tra i bit della sorgente (intendendo con sorgente un CD) ed i bit del CD destinazione. Per ottenere la massima qualità di riproduzione è però necessario che la copia sia quanto più vicina possibile alle caratteristiche geografiche dell'originale, intendendo con caratteristiche geografiche la posizione e la dimensione dei pits.
Il problema è che con i CD-R si ha uno streaming digitale dato dall'interpretazione delle transizioni tra simil-pits e (per estensione) simil-lands, dato che il laser di un qualunque masterizzatore non è sufficiente a perforare il CD ed a creare i veri pits, cioè i solchi che sono invece prodotti dalle macchine masterizzanti (o incisori).Quindi si ottiene già qualcosa di diverso dall'originale, dato che dove ci dovrebbero essere i pits ci sono delle "bruciature" che alterano la rifrazione del laser di lettura sulla superficie del CD. Già questa differenza comporta una riduzione della qualità (anche se minima), differenza più o meno rilevabile in base alle caratteristiche del lettore che si usa per l'ascolto e dall'orecchio (venendo in considerazione parametri quali le frequenze che sente, l'allenamento). A ciò si aggiunga che trattandosi di interpretazione di transizioni si ha una situazione particolare, perché in effetti le "parti" che si susseguono l'una all'altra nell'ascolto di un brano, non si susseguono fisicamente sulla superficie del CD (questo a scopo di migliorare la correzione d'errore). Se poi il CD viene scritto ad elevate velocità, la fisica impone che la posizione di scrittura non sarà precisamente uguale a quella dell'originale, producendo una sfasatura, rispetto all'originale, nella transizione tra pits e lands in quel punto (basta pensare ad un'automobile che fa la stessa curva a velocità diverse). Il risultato è che, con un impianto audio professionale o comunque già di alto livello (i veri High Fidelity) e soprattutto un "orecchio hi-fi allenato", la differenza dall'originale si sente. Certe differenze macroscopiche sono già avvertibili con un impianto di fascia medio alta ed un paio di cuffie semiprofessionali (ed il solito orecchio “hi-fi” allenato). Ad essere proprio pignoli, un analisi con un oscilloscopio evidenzierebbe in modo chiaro la differenza, ma qui si andrebbe su questioni ed apparecchiature riservate ai laboratori, se non altro per i costi. In termini pratici si può rilevare una qualche sfasatura semplicemente guardando la waveform con un programma tipo Cool Edit, ma effettivamente ciò che si vede sono gli "artifacts", cioè dei difetti del suono tipo clicks o hiss (lo hiss è abbastanza -e tristemente- noto a chi fa trasposizioni in digitale da audiocassette o da vinile; si tratta di quel "brusio" dovuto al contatto fisico tra superficie da leggere e dispositivo di lettura).

PERCHE’ NON 1x ?
Nel paragrafo precedente è stata indicata come velocità ottimale di scrittura dei CD-DA la 4x. In passato, invece, la velocità di scrittura migliore per i CD-DA era la 1x, anzi, a riguardo il dibattito “dottrinale” era ancor più acceso di oggi, con sostenitori della 1x, della 2x e delle velocità più elevate. Oggi però l’esigenza di scrivere i CD-DA alla velocità 1x (equivalente a 150 KB/sec) è venuta meno, e questo per due motivi: [list=1][*]Il primo e più evidente motivo è l’impossibilità di scrivere ad 1x con gli odierni CD-W. La stragrande maggioranza delle unità, oggi, ha la velocità minima bloccata a 4x (a dispetto di quanto possano indicare alcuni sw di mastering e di cloning, che indicano anche velocità più basse).
[*]Il secondo motivo, ben più pregnante del precedente, che porta a sconsigliare la scrittura ad 1x è l’aumento degli errori C1 e C2 e del jitter, con il risultato complessivo di un CD scritto peggio rispetto ad uno scritto a 4x. Questo è dovuto all’evoluzione sia delle unità di scrittura che dei supporti, che oggi sono progettati per velocità ben più elevate di qualche anno fa. [/list=1]

In definitiva si può dire che la scrittura 1x è preferibile utilizzando unità CD-W lente (fino a 12x di velocità massima) e supporti per basse velocità (certificati fino a 12x), che oggi non sono più in commercio. Con un equipaggiamento più moderno, invece, la velocità consigliabile per la scrittura dell’audio è proprio la 4x (o la 8x per quei CD-W con velocità minima bloccata a 8x)

CD-DA E CD-RW
Stanti le differenze tra CD-R e CD-RW, è sempre possibile scrivere un CD-RW in formato Red Book, ottenendo così un CD-DA su un CD-RW, con tutte le possibilità lasciate dalla tecnologia dei CD-RW (leggasi cancellazione e riscrittura). Resta da verificare se il lettore su cui si vuol leggere il CD-RW scritto in fomato Red Book sia compatibile con la lettura dei CD-RW, che hanno parametri di riflettività diversi da quelli di CD-R, a causa dei diversi materiali utilizzati per la costruzione (e che avvicinano i CD-RW più ai DVD che ai CD-R, e questo spiega anche perché certi lettori DVD leggono con maggiore facilità i CD-RW piuttosto che i CD-R). Ormai tutti i lettori audio (sia stand-alone che car) di recente produzione leggono anche i CD-RW, ma è sempre bene verificare la compatibilità del lettore con i CD-RW.

CD-DA E SISTEMI ANTI BUFFER UNDER-RUN
Come è noto, il sistema BURN-Proof ed i suoi derivati non fanno altro che, nel momento in cui si svuota il buffer del CD-W, spegnere il laser continuando però a far girare il disco, mentre il software di mastering viene messo in attesa grazie al supporto per il sistema BP. Intanto il buffer del CD-W viene riempito di nuovo e, una volta pronto, il CD viene fatto girare fino alla posizione in cui il laser era stato staccato, per ricominciare la scrittura.
Nulla da ridire quando si fa un CD-ROM (cioè un CD di dati), anzi, ben venga il BP (o WP o quello che si vuole), il problema nasce quando si fa un CD-DA.
Il fatto è che. sebbene il software di controllo del BP permetta di riposizionare il CD molto vicino alla posizione in cui il laser era stato staccato, molto vicino non significa nell'esatta posizione. Il risultato è un gap di qualche millisecondo (che varia a seconda del sistema BP usato), che altera lo schema dei simil-pits e simil-lands
In questo modo si altera la transizione da cui viene generato il flusso di 0 ed 1, che è il dato digitale che, convertito in analogico, esce dallo stereo in forma di musica.
Il risultato è uno sgradevole click durante la riproduzione tra il punto in cui il laser è stato staccato ed il punto in cui è ricominciata la scrittura. Come al solito, per accorgersene servono un ottimo impianto ed un orecchio allenato.

Chiaramente questo non vale per i sistemi che servono a preservare la qualità della scrittura per l'audio, come:
  • l'Audio Master Quality di Yamaha che aumenta la dimensione dei pits, in modo che siano più facilmente leggibili - volendo si può fare un paragone con la scrittura di una parola in corsivo (scrittura normale) ed in stampatello (scrittura con il sistema AMQ o, per gli anglofili, “AMQ Recording”). C’è però una controindicazione: la registrazione in AMQ, infatti, riduce di 9 minuti la capacità del CD, che quindi passa da 74 a 63 minuti
  • il VariRec di Plextor che invece permette la variazione della potenza del laser quando si scrive a 4x (da notare che secondo Plextor il settaggio di fabbrica è già ottimale).
  • Il Teac Boost (tecnologia adottata sul CD-W540E), che permette, come il Varirec di Plextor, di aumentare la potenza del laser di scrittura per ridurre il jitter.

LA MODALITA' DI SCRITTURA PER I CD-DA
Utilizzando il metodo di scrittura TAO il laser del CD-W viene spento e riacceso ad ogni traccia, e per questo il masterizzatore lascia 2 blocchi tra ogni traccia. Questi 2 blocchi sono detti run-in e run-out (da non confondere con lead-in e lead-out, che, rispettivamente, sono l'inizio e la fine dell'intero CD). In pratica si può dire, per semplicità, che il run-in è il lead-in (inizio) di ogni traccia, ed il run-out è il lead-out (fine). Se la combinazione CD-W e software scrive tutto correttamente, il run-in ed il run-out restano vuoti e non danno problemi. Se invece per un qualunque motivo il CD non viene scritto correttamente (il che non vuol dire che il risultato del mastering è un CD illeggibile), nello spazio tra 2 tracce (e quindi nello spazio fisico occupato dal run-in e dal run-out) può succedere che venga scritto qualcosa (normalmente dati inutili) generando dei clicks tra le tracce (proprio come quelli generati dai sistemi anti buffer under-run). Su lettori molto vecchi ancora peggio: il CD può risultare illeggibile in quanto i 2 blocchi che separano ogni traccia vengono considerati errori non correggibili. Inoltre, sempre a causa di una scrittura non perfetta, può essere che risulti un gap di 2 secondi tra ogni traccia, anche se in effetti questo gap non era previsto nel progetto di mastering. Ne risulta che è la DAO a risultare particolarmente indicata per scrivere CD audio, dato che si evita il problema (eventuale, e che chiaramente dipende, come sempre, dall'equipaggiamento di ascolto) dei rumori prodotti da run-in e run-out della modalità TAO.

IL JITTER
L’analisi del fenomeno del jitter impone da subito una distinzione, in forza del fatto che i significati di jitter sono 2: [list=1][*]Significato 1 -> Nell'ambito generale dei CD Audio il jitter è un errore inerente il tempo di conversione dei dati da digitali ad analogici (D/A, il processo per cui da uno streaming digitale viene "generata" la musica), nel senso che la conversione viene fatta troppo presto o troppo tardi.
[*]Significato 2 -> In ambito di DAE (Digital Audio Extraction) il jitter causa il raddoppio o la cancellazione di una parte dei dati che vengono estratti. [/list=1]

In entrambi i significati si può dire che il jitter è quanto di peggio in cui si possa incappare in materia di audio, e, parallelamente, con l'espressione "correzione del jitter" s'intende quel processo tramite il quale il jitter viene compensato al fine di ottenere la miglior riproduzione dell'audio.

Significato 1 - cause del jitter:[list=1][*]L'inesatta grandezza dei pits, che può derivare da 2 fattori:
A) Un laser impreciso, generalmente a causa di un diodo mezzo prossimo alla “dipartita”
B) Errata strategia di scrittura. Da notare che anche se i pits sono perfetti, resta comunque del jitter, a causa della risoluzione limitata del pick-up del lettore; tuttavia in questo caso il sistema di correzione d'errore maschera il jitter.
[*] Un'interferenza tra i pits vicini che si trovano in una stessa traccia; questo è possibile perché la posizione di ciascun pit dipende dalla fine del pit precedente. Questo tipo di jitter non è, ovviamente, casuale, ma dipende dallo schema dei pits e dalla lunghezza delle lands.
[*]Un'interferenza tra pits che si trovano in tracce diverse, dovuta al fatto che il punto di lettura non è perfettamente centrato su una traccia. Si tratta di un errore assolutamente casuale. Generalmente questo tipo di errori vengono rilevati e passano per il sistema di mascheramento degli errori, in modo che in sede di riproduzione non ci accorga dell'errore (perché all'atto pratico dell'ascolto l'errore non c'è in quanto mascherato dal lettore). [/list=1]

Ovviamente usando un ottimo equipaggiamento per la scrittura, si riduce la possibilità di incappare in uno di questi errori.

Significato 2 - cause del jitter:
In questo caso si ha a che fare con qualcosa di completamente diverso, anche se sempre legato alla questione "tempo": il problema è dovuto al fatto che le specifiche del "Red Book" non prevedono un indirizzamento accurato dei dati a livello di blocchi. I dati che "compongono" la musica vengono inviati in un buffer, mentre l'indirizzamento dei dati viene letto da un sottocanale e quindi finisce in una parte diversa del controller (ricordo che l'ambito è quello della DAE, che richiede giocoforza un computer). A causa di questa discrepanza il CD-reader non riesce a trovare il punto di partenza esatto di ciascun blocco. Questa inaccuratezza è, ad onor del vero, molto piccola, ma se l'estrazione si deve fermare per un qualsiasi motivo (ad esempio altri processi che impegnano le risorse della macchina ed obbligano ad una nuova assegnazione delle risorse disponibili), non sarà possibile far ripartire l'estrazione dalla stessa posizione.
Per chiarire: il funzionamento di questo principio è analogo a quello del gap quando si attivano i sistemi anti buffer under-run. Il risultato pratico è che l'estrazione ripartirà leggermente in anticipo o leggermente in ritardo rispetto al punto in cui si era interrotta, e questo significa, in soldoni, che risulteranno dei samples raddoppiati od omessi, con la conseguenza di avere dei clicks durante la riproduzione.

LE PAUSE TRA LE TRACCE
Un normale CD-DA presenta, in ottemperanza a quanto previsto dal Red Book, una pausa di 2 secondi di silenzio tra una traccia e l'altra. Questa pausa di 2 secondi non separa tra loro le tracce presenti sul CD, ma è usata per comodità, o meglio per distinguere il passaggio fa un brano e l'altro. Tuttavia la realizzazione di un CD-DA non richiede l'esistenza di questa pausa tra le varie tracce, anzi, molti CD-W, o meglio oggi quasi tutti, permettono di scrivere un intero CD fissando a 0 secondi le pause tra le tracce. Il risultato è identico a quello che si ottiene dall'ascolto di CD "live", cioè registrati dal vivo, e che quindi non hanno pause tra un brano e l'altro. Per ottenere questo risultato è sufficiente impostare a 0 il parametro della pausa (in inglese "gap") tra una traccia e l'altra nel proprio software di mastering. Ancora una volta la modalità di scrittura migliore si rivela essere la DAO, perché scrivendo in TAO molti CD-W inseriscono automaticamente la pausa di 2 secondi tra una traccia e l'altra, senza lasciare alcun controllo all'utente. Il risultato sarà ancora un CD diviso in tracce, ma senza le pause tra una traccia e l'altra. C’è però una pausa di 2 secondi che non può essere rimossa, e cioè la pausa antecedente la prima traccia: il Red Book, infatti, impone la presenza di questa pausa, che di fatto segna l’inizio del CD-DA, o meglio dell’area contenente i dati audio.

Ultima modifica di Mistral PaolinuX : 17-02-2004 alle 22:44.
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Old 17-02-2004, 22:49   #3
Mistral PaolinuX
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CREARE UN CD-ROM CON AUTOPLAY

L'autorun è un'opzione dei sistemi operatii classe Windows (95/98/NT/2000/XP) che permette di eseguire un programma quando il CD viene inserito nel tray. Solitamente si consiglia di disabilitare questa opzione, che potrebbe inficiare il processo di scrittura dei CD, ma questo non impedisce di realizzare CD-ROM che partano automaticamente su sistemi in cui l'autoplay non è disabilitato. Per creare un CD dotato di autoplay è sufficiente inserire tra i files che si trovano nella root del CD (e quindi il file non deve essere contenuto in alcuna sottocartella) un file chiamato "autorun.inf". In questo file sono contenuti dei comandi che il sistema operativo andrà ad eseguire nel momento in cui il CD viene inserito nel tray.

Per la creazione del file autorun.inf si possono usare molti metodi, ma il più comune è utilizzare il caro e vecchio Blocco Note di Windows: si scrivono i comandi rispettando le sintassi, quindi comprese le parentesi quadre [] che racchiudono la parola autotun, che è necessariamente il primo comando, e poi, linea per linea, gli altri comandi. Al momento di salvare il file è sufficiente utilizzare l'opzione SALVA CON NOME dal menù FILE di Blocco Note e, nella linea dedicata al nome del file digitare "autorun.if" virgolette (" ") comprese, in modo che il file venga salvato con la giusta estensione.

Il contenuto più semplice del file "autorun.inf" è:

[autorun]
open=nomefile.ext

dove nomefile stà per il nome del file e .ext stà per l'estensione (normalmente .exe). Un esempio concreto è:

[autorun]
open=explorer.exe

in questo modo, all'inserimento del CD verrà aperto Esplora Risorse. Il comando open comunque è in grado di lanciare qualsiasi programma, quindi è sufficiente scrivere il nome del programma (eventualmente con la sua path) dopo il comando open per lanciare quel programma all'inserimento del CD.

Volendo, tramite un file autorun.inf è possibile assegnare un'icona specifica al CD, in modo che, all'inserimento del CD nel lettore, Esplora risorse utilizzi per quel CD l'icona indicata e non l'icona standard utilizzata per i CD. In questo caso il contenuto del file autorun.inf deve essere:

[autorun]
icon=nomeicona.ico

Come prima, nomeicona è il nome dell'icona, e .ico è l'estensione usata dai sistemi classe Windows per le icone. Ovviamente il file dell'icona deve essere scritto nella root del CD.

Normalmente il file autorun.inf viene usato per lanciare un programma e cambiare l'icona del CD. Dato che il file autorun.inf può contenere anche più di un comando, lo si può realizzare in questo modo:

[autorun]
open=nomefile.ext
icon=nomeicona.ico

E' anche possibile far aprire dal file autorun.inf una pagina web. In questo caso è necessario utilizzare il comando

[i[open=exploer.exe nomepagina.htm[/i]

che va a sostituire il comando open=nomefile.ext. Quindi in questo caso l'esempio è:

[autorun]
open=explorer.exe nomepagina.htm

Infine, per finire, si può fare in modo che all'inserimento del CD vengano aggiunte alcune voci nel menù contestuale di Windows, di modo che cliccando con il tasto destro sul CD da Esplora risorse compaiano anche queste voci di menù. In questo caso è necessario ricorrere al comando shell. Ecco un esempio:

[autorun]
open = setup.exe /i
shell\install = &INSTALLA
shell\install\command = setup.exe /i
shell\readme = &LEGGIMI
shell\readme\command = notepad help\readme.txt

In questo modo il comando di default dell'autorun è setup.exe. Andando a cliccare con il tasto destro sul CD, oltre alle solite voci di menù contestuale compariranno anche queste voci:

INSTALLA, che eseguirà il comando setup.exe
LEGGIMI, che lancerà il blocco note aprendo automaticamente il file readme.txt

Peraltro non è necessario creare un CD per testare il funzionamento del file autorun.inf, anzi, si possono eseguire tutti i test usando il comando SUBST dal prompt del DOS.

E' anche possibile utilizzare alcuni programmi apposti per la creazione di sistemi autorun. questi programmi sono reperibili alle seguenti URL:

http://cloanto.com/menubox/
http://www.indigorose.com/
http://www.pollensoftware.com/autorun/
http://www.phdcc.com/shellrun/
http://www.mediachance.com/
http://www.pgd.dk/
http://hyper-publish.com/
http://www.trah.co.uk/starterfile/
http://www.startertool.com/
http://go.to/traction/
http://www.timeless.co.zw/software.cfm
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Old 17-02-2004, 22:50   #4
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IL PACKET WRITING

E' noto che oltre al cloning ed al mastering esiste una terza modalità di trasferimento di dati su CD: il Packet Writing. Questa terza modalità presenta caratteristiche assolutamente peculiari, che ne fanno una tecnica completamente diverse dalle prime due (che invece presentano tra di loro alcune affinità).

PACKET WRITING E TRACK AT ONCE
La modalità standard di scrittura che più si avvicina al Packet Writing è la TAO. Scrivendo un CD in modalità TAO, il CD-R/RW viene ripartito in 99 tracce della grandezza minima di 300 blocchi, cui si devono sommare 150 blocchi di overhead, che contengono run-in, run-out, pregap e linking (cioè il collegamento alle altre tracce). La scrittura in Packet Writing permette invece di scrivere sul CD dati di dimensione nettamente inferiore, persino dei singoli files, con solo 7 blocchi di overhead (4 di run-in, 2 di run-out, 1 di linking).

LA TOC E LA FORMATTAZIONE
Il normale processo di lettura di un CD inizia con la lettura della TOC (Table Of Contents), che contiene l'indirizzo di tutti i dati registrati sul CD. Per i CD formattati e scritti in Packet Writing non è così, anzi, il presupposto dell'intera tecnica del Packet Writing è ignorare la TOC, di modo che sia possibile registrare i dati in forma di blocchi, detti anche pacchetti (in inglese "Packets", da cui "Packet Writing"). Questo è possibile solo aggiungendo un nuovo set di istruzioni al sistema operativo, in modo che il sistema operativo possa utilizzare i devices che sono in grado di leggere e scrivere in pacchetti. Resta da però da risolvere una questione, e cioè il fatto che manchi la TOC, con le relative
informazioni di indirizzamento che la TOC contiene. Poiché queste informazioni non possono mancare, o il CD è illeggibile (tanto per fare un esempio: ai tempi delle audiocassette, i registratori erano tutti dotati di un contatore, spesso meccanico, che indicava con numeri da 000 a 999 la posizione del nastro durante la lettura, e le audiocassette recavano, spesso, sulla copertina -di solito in terza copertina- i numeri di partenza dei brani -ad esempio 146, 488, 543- in modo da facilitare la ricerca dei brani stessi; l'indicazione dei numeri sulla copertina era la TOC) in quanto il SO non sa in che posizione andare a cercare i dati. Questo problema è risolto dall'impiego di un apposito file system. Proprio la necessità di impiegare un particolare tipo di file system richiede la formattazione del CD-R/RW tramite il software di Packet Writing. Il processo di formattazione (che ha sempre l'effetto i "installare" un determinato file system su un qualsiasi tipo di supporto, sia esso ottico o magnetico) riduce però la capienza del supporto.

PACCHETTI A DIMENSIONE FISSA E PACCHETTI A DIMENSIONE VARIABILE
Nel Packet Writing si distinguono due diversi tipi di pacchetti, a seconda che la dimensione del pacchetti stessi sia fissa o variabile
[list=A][*]Pacchetti a dimensione fissa -> Questa è la tecnica utilizzata per scrivere i CD-RW in Packet Writing. Adottando i pacchetti a dimensione fissa il masterizzatore scrive i dati ogni volta che si ha un pacchetto pieno, e tutti i pacchetti presenti nella stessa traccia hanno la medesima dimensione. Tramite questa modalità di scrittura il device usato per la lettura del CD può agevolmente saltare i gap presenti tra un pacchetto e l'altro. Da notare, però, che diversi CD-Readers non riescono a leggere (o meglio saltare) i gap, e quindi la lettura del CD deve essere effettuata direttamente con il masterizzatore.
[*]Pacchetti a dimensione variabile -> Questa è la tecnica usata per scrivere i CD-R in Packet Writing. Adottando i pacchetti a dimensione variabile il device di lettura non è in grado di predeterminare la posizione dei gap tra i pacchetti. Il problema è stato risolto adottando un file system che impedisca al lettore di leggere i gap. Generalmente questo viene fatto scrivendo tutti i dati in un unico pacchetto. Tecnica questa che, prima dell'introduzione del BURN-Proof e dei suoi derivati, portava al rischio di errori per buffer under-run in caso la dimensione del pacchetto fosse superiore a quella del buffer del masterizzatore; un'altra tecnica di soluzione del problema è scrivere il file suddividendolo in piccoli pezzi. Anche questa tecnica ha avuto i suoi rovesci, oggi risolti: il file system ISO9660 Level 1, infatti, non supporta questo tipo di scrittura, supportata invece solo dal file system ISO9660 Level 3. [/list=A]

IL FILE SYSTEM UDF ([Universal Disk Format)
Tra i molti file system proposti nel decennio 1990 per il Packet Writing si è affermato, diventando di fatto lo standard, il file system UDF (acronimo di Universal Disk Format), le cui specifiche sono state elaborate direttamente dall'OSTA (Optical Storage Technology Association - www.osta.org/ ). L'affermazione di uno standard, peraltro, dovrebbe permettere anche una certa portabilità dei CD creati in Packet Writing quantomeno per quanto riguarda la lettura su diverse piattaforme; una portabilità che però è rimasta quasi completamente lettera morta. Tralasciando le questioni eccessivamente tecniche circa questo file system (per chi fosse interessato, presso www.osta.org/ si può scaricare un documento in formato PDF da 150 pagine, estremamente tecnico e ben fatto), si può dare qualche indicazione di massima, partendo innanzitutto dal fatto che ad oggi l'UDF è arrivato alla rev. 2.01. La nota più significativa riguarda sicuramente la gestione della TOC realizzata dall'UDF, partendo dalla tecnica di scrittura oggi più usata, cioè quella con pacchetti a dimensione variabile (per brevità PDV).
  • PDV -> Quando il CD-R viene formattato, il software di Packet Writing riserva sul CD lo spazio dedicato alla TOC, ma non viene scritta alcuna TOC. Nel momento in cui si va a scrivere un file sul CD, questo file viene trasformato in un pacchetto nel cui header sono incluse tutte le informazioni riguardo al file stesso, compresa la lunghezza del pacchetto, il che permette di determinare a priori in che posizione sarà scritto il prossimo pacchetto. Contemporaneamente il software di Packet Writing scrive nella RAM del PC una FAT (Files Allocation Table, o Tabella di Allocazione dei File) virtuale (con acronimo VFAT) che permette l'accesso al file appena scritto (in Packet Writing), come se questo si trovasse se una normale unità a disco; quando si scrive su CD un altro pacchetto la VFAT viene aggiornata, e quando si toglie il CD dal device di lettura/scrittura la VFAT viene cancellata dalla RAM. Se prima di togliere il disco dal CD-W il CD viene chiuso, il software di Packet Writing scrive la TOC copiando nell'area del CD ad essa riservata la VFAT, ed a questo punto il Sistema Operativo può avere accesso al CD senza passare per il software di Packet Writing.

L'intero processo cambia quando si ha ricorre ai pacchetti a dimensione fissa (per brevità PDF)
  • PDF -> La VFAT viene copiata immediatamente sul CD-RW al momento dell'espulsione del CD stesso dal CD-W, in modo che sia possibile determinare la posizione dei vari pacchetti che formano un file. L'aggiunta di dati resta comunque possibile, grazie al blocco linking, che rende questo metodo di scrittura simile alla normale scrittura multisessione, conservando però la differenza data dal fatto che scrivendo in Packet Writing è possibile trasferire sul CD files di piccole dimensioni. Come nota conclusiva non si può non citare il fatto che tutti i DVD utilizzino proprio il file system UDF, a conferma dell'affidabilità di questo standard.

IL SOFTWARE
Esistono molti software di Packet Writing, anche se i due più diffusi sono DirectCD di Roxio/Adaptec (produttrice della suite Easy CD) ed InCD di Ahead (produttrice di Nero), e la scelta tra i due ormai è legata a motivi più che altro "affettivi". E' però consigliabile non avere entrambi questi software (od anche altri software di Packet Writing) installati
contemporaneamente nel proprio sistema. Il perché è presto detto: questi software, a tutti gli effetti, installano nel Sistema Operativo un driver per poter utilizzare il file system UDF, il che significa che per il sistema operativo viene installato un nuovo device, ed installando entrambi i software si rischia di produrre un conflitto tra drivers.

LA TECNOLOGIA MOUNT RAINIER
La tecnologia Mt. Rainier rappresenta la futura generazione del Packet Writing, e ha il dichiarato intento di rimuovere la necessità di utilizzare software di terze parti per la scrittura a pacchetti, tramite l'implementazione diretta nel Sistema Operativo. Alcuni dei punti di forza di questa nuova tecnologia sono:
[list=A][*] La riduzione della dimensione minima dei blocchi da 64 KB a 2 KB
[*] La formattazione in background, in modo da ridurre i tempi di utilizzo: eseguendo la formattazione in background, infatti, si salta il passaggio, oggi obbligato, della formattazione; un altro vantaggio è la velocizzazione del processo di espulsione del CD dal masterizzatore.
[*] La massimizzazione della portabilità, derivante proprio dal fatto che non sarà più necessario ricorrere a drivers prodotti da terze parti (che presentano necessariamente delle diversità tra di loro). Ne consegue la nascita di uno standard definitivo. [/list=A]

In definitiva il Mt. Rainier, che userà ancora il file system UDF (soluzione questa praticamente imposta, data la diffusione dell'UDF), permetterà di registrare dati su CD-RW come se questo fosse un gigantesco floppy disk, e quindi tramite un semplice clicca&trascina, ma senza la necessità di alcun software aggiuntivo. Per la registrazione di questi CD è necessario un masterizzatore compatibile con il formato CD-MRW (acronimo utilizzato per identificare i CD scritti tramite la tecnologia Mount Rainier). Il successo di questa nuova tecnologia è però legato alla sua implementazione nei Sistemi Operativi e da parte dei produttori di unità ottiche. Questi ultimi, soprattutto, sembrano credere molto nella scommessa di questo nuovo standard, tanto che ormai tutti i masterizzatori di nuova produzione supportano il Mt. Rainier, e molte case hanno rilasciato aggiornamenti per i firmware di molte unità, contenenti il set di comandi aggiuntivo elaborato dal consorzio Mount Rainier.

Ultima modifica di Mistral PaolinuX : 17-02-2004 alle 23:07.
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Old 22-02-2004, 22:51   #5
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SESSIONI NON COLLEGATE

Un supporto ottico può essere scritto in multisessione, cioè lasciando aperto disco. Questo modo permette di aggiungere ulteriori sessioni, contenti altri dati rispetto a quelli già scritti. Quando si inserisce un disco nel proprio lettore il sistema operativo legge l'ultima sessione del CD. Se il CD è stato creato con il file system ISO 9660 (il file system più comune, la directory scritta sul supporto è collegata con tutti i files presenti sul disco, senza che abbia alcuna importanza la sessione in cui sono stati registrati i dati. Si può però presentare un problema, e cioè che siano accessibili solo i dati scritti nell'ultima sessione, e non quelli scritti nelle sessioni precedenti. Questo problema deriva da un errore intervenuto durante la fase di scrittura: ci si è dimenticati di collegare i dati scritti nell'ultima sessione a quelli delle sessioni precedenti. Il problema è facilmente risolvibile ricorrendo a programmi come ISOBuster e WinISO (per citare i due più diffusi), che permettono di accedere a tutte le sessioni scritte in precedenza scavalcando le limitazioni del sistema operativo. Utilizzando questi programmi è infatti possibile accedere a tutte le sessioni scritte sul disco e copiare su disco fisso i dati scritti nelle sessioni precedenti all'ultima, per poi masterizzare un nuovo disco.
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