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Old 10-08-2003, 10:46   #21
sgsdfsdfsdfsdfsdfsdsdf
 
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Ecco il Jazz:




Concordo!
Anche se mi piace di più "someday my prince will come", forse perchè l'ho sentito per primo.

Ultima modifica di sgsdfsdfsdfsdfsdfsdsdf : 10-08-2003 alle 10:50.
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Old 10-08-2003, 16:19   #22
Adric
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I LOFT

Già dalla metà degli anni 60, i jazzisti dell'area free avevano cercato di proporsi in spazi alternativi come le gallerie d'arte e le sale comunitarie.
Nella prima metà degli anni 70 una nuova tendenza a New York dei jazzisti d'avanguardia ha successo al punto di diffondersi in seguito anche tra musicisti rock, pittori e artisti vari.
I loft newyorkesi sono fabbriche abbandonate, capannoni o magazzini riadattati ad abitazione, studio o sale prova o di concerto, per lo più concentrati nelle zone di Soho e del Lower East Side. I loft nascono per risolvere sia il problema del caro affitti, che quello della mancanza di serate nei club.

L'esponente più significativo di questa scena è il polistrumentista Sam Rivers (il cui strumento principale è il sassofono tenore); insieme alla moglie Beatrice gestì il loft RivBea, che divenne un luogo di riferimento dove si suonò e registrò parecchio.
In questo disco Rivers guida una big band.

Sam Rivers: Crystals (1974)



Altri due loft molto in voga in quegli anni furono i vicini Environ ed Ali's Alley, sempre nella zona di SoHo.
L'Ali's Alley era di proprietà del batterista Rashied Ali (nome originario Robert Patterson) il cui nome deriva dalla sua conversione all'Islam. Ali fu il batterista stabile degli ultimi due anni di carriera di Coltrane; gestì anche una propria etichetta discografica, la Survival e sperimentò anche al di fuori del jazz, specie a partire dagli anni 80.
Suo fratello Raymond, altro batterista anch'egli convertito all'Islam, ebbe una carriera prettamente europea negli anni 70.
Questo disco è inciso in duo col sax tenore Frank Lowe.

Rashied Ali & Frank Lowe - Duo Exchange (1972)





Il successo dei loft sancisce il ruolo della città di New York di centro propulsivo della musica free nella seconda metà degli anni 70

Il sax tenore David Murray ha inciso decine di album, prevalentemente con larghi organici (ottetti e big band) con notevole successo di critica, ma meno di pubblico, specie negli USA. E' stato uno dei cofondatori del World Saxophone Quartet.
Dagli anni 90 in poi ha incorporato influenze africane e latinoamericane nella sua musica.

David Murray: Ming (1980)




JAZZ INDIPENDENTE DEGLI ANNI 70

Alcuni dei musicisti che non vollero o non poterono trasferirsi in Europa cercarono di promuovere la loro musica creando delle etichette discografiche indipendenti con caratteristiche comunitarie e di autogestione, fortemente radicate in un determinato territorio, oscillanti stilisticamente tra free jazz, hard bop, soul-jazz & funky.
Le più significative furono la Strata East del pianista Stanley Cowell e del trombettista Charles Tolliver, la Black Jazz di Oakland del pianista Gene Russell, la Tribe di Detroit del sassofonista Wendell Harrison e del trombonista Phil Ranelin.

L'etichetta servi a Tolliver e Cowell come base di lancio di una delle big band più esplosive degli anni 70, i Music Inc, da loro guidata.

Music Inc & Big Band (1970)



Il pianista Doug Carn incise quattro eccellenti album avvalendosi al canto della moglie Jean, che nella seconda metà degli anni 70 divorziò e passò alla soul music


Doug Carn: infant Eyes (1971)



Wendell Harrison: An Evening with the devil (1972)



Joe McPhee è tra i pochi polistrumentisti capaci di suonare sia il sassofono che la tromba. Tra il 1969 e il 74 incise quattro album intrisi di rabbia, spiritualità e militanza politica.
Successivamente, influenzato sia dalle teorie che dai concetti di pensiero laterale (Edward de Bono) che di ascolto profondo (di Pauline Oliveros) teorizzò un metodo di improvvisazione creativa che chiamò “Po Music”

Joe McPhee: Nation Time (1970)



Steve Reid rifiutò di arruolarsi in Vietnam, e come obiettore di coscienza, venne condannato a 4 anni di carcere. Insegnò musica ai carcerati e venne rilasciato con due anni di anticipo.

Steve Reid: Rhythmatism (1975)


Il californiano Horace Tapscott era politicamente molto vicino alle Pantere Nere, suonò pure per una dei suoi esponenti di punta, la cantante soul Elaine Brown. Ciò gli provocò un ostracismo ultradecennale da parte dell'industria discografica, spezzato da Tom Albach, che creò un'etichetta discografica appositamente per poterlo registrare.
Nel 1961 creò un sindacato musicisti ed un orchestra che in un trentennio, oltre a calmare le acque nei disordini razziali del 65 a Watts e del 92, a raccogliere fondi per la comunità neroamericana, lanciò la carriera ad alcuni musicisti poi divenuti celebri (Arthur Blythe, David Murray, Butch Morris, Azar Lawrence) e comunque ne salvò dalla strada tanti altri.

Horace Tapscott with the Pan-Afrikan Peoples Arkestra; Live at I.U.C.C. (1979)


La maggior parte dei jazzisti dell'area free che non riuscivano ad andare avanti con i soldi dei dischi o degli ingaggi, si mantennero attraverso l'insegnamento.

L'AVANGUARDIA NEGLI USA NELLA SECONDA META' DEGLI ANNI 70

Ornette Coleman è l'iniziatore del free funk, fusione di free jazz con le ritmiche del funky

Ornette Coleman: Dancing in Your Head (1977)



Alcune majors si accorsero del free jazz, e la Columbia mise sotto contratto il sax alto Arthur Blythe facendogli incidere una serie di dischi che incontrarono un ottimo successo di critica ma nessun riscontro commerciale.
Il più riuscito tra questi è Lennox Avenue Breakdown.

Arthur Blythe: Lenox Avenue Breakdown (1978)


Nel 1979 fece grande impressione il Trio Air guidato dal sassofonista Henry Threadgill, per la fusione di free jazz col repertorio ragtime e dello dello stile di New Orleans di inizio 900

Air Lore (1979)


Ed a ribadire il concetto, lo stesso Arthur Blythe l'anno seguente incise un album chiamato In the Tradition.
Negli anni 80 Threadgill sciolse gli Air e guidò un originale sestetto che continuò a godere dell'apprezzamento della critica, proseguendo il connubbio tra avanguardia e tradizione.

Ultima modifica di Adric : 04-02-2017 alle 04:21.
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Old 11-08-2003, 22:21   #23
Adric
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ALTRE TENDENZE DEGLI ANNI 70

Gli anni 70 sono quelli del maggior sviluppo e successo di sempre del jazz in Europa. Già alla fine degli anni 60 nascono e si affermano importanti etichette discografiche in Francia e in Germania, poi qualche anno dopo anche in Danimarca, Olanda ed Italia. ll free jazz è sempre più ignorato dalla critica e dal pubblico nordamericani; agli esponenti neri dell'avanguardia non rimane che trasferirsi in Europa per poter continuare ad incidere dischi e a tenere concerti; molti dei principali esponenti del free jazz avevano già compiuto importanti tournèè in Europa già nella prima metà degli anni 60.
Altri esponenti del free jazz tentarono invece la via dell'autogestione discografica fondando negli USA proprie etichette discografiche indipendenti anche dal punto di vista distributivo, spesso con ottimi risultati dal punto di vista artistico ma con pessimi esiti commerciali, nonostante l'incorporazione di influenze soul, gospel e funky.

Sono anche gli anni del maggiore sviluppo dei festival jazz estivi (di solito più in località turistiche emergenti che nelle città più grandi), a cui spesso si contrappone il vuoto delle altre stagioni dell'anno: Antibes Juan-Le-Pins (Francia), Montreux (Svizzera), Moers (Germania) e Umbria Jazz attirano su di sè l'attenzione come fenomeno di costume anche dei media non jazzistici e del pubblico giovanissimo.

A Montreux in Svizzera si tennero indimenticabili concerti negli anni 70, molti dei quali registrati su disco. Questo del pianista McCoy Tyner è uno dei più rappresentativi

McCoy Tyner: Enlightenment (1973)


Tyner rappresenta più di qualunque altro musicista l'eredità di John Coltrane negli anni 70.

Il decennio vede anche il definitivo consolidamento del jazz in Giappone dopo l'affermazione nella decade precedente (anche grazie a jazzisti locali ma dal respiro internazionale come Toshiko Akiyoshi, Sadao Watanabe e Terumasa Hino), dove si recheranno sia per concerti che per incidere dischi molti jazzisti nordamericani.

In questo concerto dal vivo a Tokyo il tenorsassofonista Joe Henderson è coadiuvato da un eccellente gruppo di musicisti giapponesi

Joe Henderson in Japan (1971)



Keith Jarrett è oggi il pianista più di successo presso pubblico e critica; ha un carattere capriccioso ed egocentrico, ma il suo genio è innegabile.
Gary Burton è il vibrafonista bianco più innovativo, emerso quasi contemporaneamente a Bobby Hutcherson

Gary Burton & Keith Jarrett (1970)


Dal jazz modale al soul-jazz, poi all'elettronica e al funky con gli HeadHunters, Il tastierista e pianista più influente degli ultimi 35 anni qui in uno dei suoi album più sperimentali

Herbie Hancock: Mwandishi (1970-71)


Il canadese Gil Evans (non è parente dello statunitense Bill), artefice della nascita del cool jazz nel gruppo di Claude Thornhill e di lì a poco nel nonetto di Davis di fine anni 40 (col quale avrebbe lavorato anche nei decenni successivi), guidò strepitose big band negli anni 70 e 80, coniugando tra loro jazz e rock, tradizione ed avanguardia. Nei suoi gruppi si misero in luce tanti musicisti poi divenuti famosi: David Sanborn, Billy Harper ecc

Gil Evans: Svengali (1973)


Negli anni settanta e nel decennio successivo prima di morire prematuramente il trombettista Woody Shaw incise albums di gran pregio. E' considerato all'unanimità l'unico innovatore della tromba degli anni 70 dai suoi precedessori.

Woody Shaw: The Moontrane (1974)


I quattro componenti dei futuri Oregon debuttarono nel gruppo Consort di Paul Winter, in seguito se ne staccarono.
Sono stati i primi a proporre una fusione tra jazz e folk, la loro musica avrebbe influenzato di lì a qualche anno sia la nascente new age che la world music.

Oregon: Winter Light (1974)



IL JAZZ-ROCK

Gli anni 70 sono il decennio per antonomasia del jazz-rock (anche se nacque in Gran Bretagna intorno alla metà degli anni 60), poi gradualmente divenuto fusion. Tra i gruppi principali, le formazioni guidate dai pianisti-tastieristi Chick Corea (Return to Forever), Herbie Hancock (Headhunters) e Joe Zawinul (Weather Report) dal batterista Tony Williams (Lifetime) e dal chitarrista John McLaughlin (Mahavishnu Orchestra).

Il batterista Tony Williams, componente del quintetto di Miles Davis, formò gruppi propri, coinvolgendo altri musicisti di spicco come John McLaughlin e Larry Young.

Tony Williams Lifetime: Emergency (1969)


A sua volta il chitarrista scozzese John Mc Laughlin guidò il gruppo di maggiore spicco di jazz-rock della prima metà degli anni 70, la Mahavishnu Orchestra, molto influenzata dalla musica dell'India.

Mahavishnu Orchestra with John McLaughlin: The Inner Mounting Flame (1971)


Dal 1966 fino alla metà degli anni 70 il pianista Chick Corea ha inciso capolavori a ripetizione sia da solo che con i suoi gruppi. Qui è nel secondo album con i Return to Forever.
Corea venne criticato per la sua affiliazione con Scientology.

Chick Corea and Return to Forever: Light as a Feather (1972)


Colui che ha rivoluzionato e umanizzato il linguaggio del basso elettrico, protagonista anche del jazz-rock e della nascente fusion al fianco dei gia' affermati Wayne Shorter e Joe Zawinul nei Weather Report.

Jaco Pastorius (1976)


I Weather Report si costituirono nel 1971, ma sono i loro album della seconda metà degli anni 70 (Black Market, Heavy Weather e Mr.Gone) ad avere grande rilevanza.
Proseguirono il cammino tracciato dal gruppo elettrico di Miles Davis aggiungendo elementi sia latineggianti, che funky, africani e mediorientali.
A Differenza di quasi tutti gli altri gruppi di jazz rock prima e di fusion poi, non avevano il chitarrista.

Weather Report: Black Market (1976)


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GLI ANNI 80

Negli anni 80 il jazz assume caratteristiche molto simili a quelle dei tre decenni successivi fino ad oggi. Nessuno stile è più predominante sull'altro, i confini tra stili diventano più sfumati, e del resto molti jazzisti padroneggiano allo stesso modo più stili, unito al gusto della citazione, si parla di postmodernismo, ed in questo senso il postmoderno per antonomasia è John Zorn.
Epurtuttavia tra chi invece osteggia i postmodernisti ed il freejazz c'è un ritorno al passato, il jazz degli anni 80 è anche quello del neoclassicismo, neobop, straight-ahead, o neoconservatori, su tutti si impone Wynton Marsalis.

Tom Harrell è il migliore trombettista tuttora in piena attività, ha militato a lungo nei gruppi di Horace Silver negli anni 70 e di Phil Woods negli anni 80. Stimatissimo dai colleghi musicisti, impressiona per il suo lirismo e la forza di volontà a dispetto della malattia con cui lotta da decenni.

Tom Harrell: Moon Alley (1985)


Il trombettista e bandleader Wynton Marsalis, figlio del pianista Ellis Marsalis, sicuramente il jazzman di maggiore impatto di questi ultimi trent'anni, ed anche uno degli afroamericani più influenti a livello politico ed istituzionale insieme a Quincy Jones nel settore dello spettacolo, ma anche molto discusso (assai di più negli USA che in Europa) per le sue posizioni neotradizionaliste (al contrario del fratello Bradford), anti freejazz e anti jazz-rock. Si affermò prendendo il posto del russo Valery Ponomarev nei Jazz Messengers di Art Blakey. Nella prima metà degli anni 80 ha inciso anche dei dischi di musica classica dimostrando una tecnica strumentale notevole ed ottenendo un grande successo, prima di diventare il direttore artistico del Jazz al Lincoln Center di New York.

Wynton Marsalis: Black Codes From the Underground (1985)


Altri neobopper ad emergere sono i sassofonisti Bradford Marsalis, Joshua Redman e
James Carter, i trombettisti Terence Blanchard e Roy Hargrove, il pianista Marcus Roberts.

Uno dei migliori dischi di sempre incisi per un'etichetta italiana di jazz è questo album dell'altosassofonista Bobby Watson, destinato a diventare un classico.

Bobby Watson: Love Remains (1986)


Tra il 1989 e il 1995, la casa discografica Concord fece incidere una cinquantina di album presso la sala di concerto Maybeck Recital Hall situata a Berkeley, dei quali quarantadue di solo piano incisi ciascuno da un pianista differente.
Questo è il primo volume della serie, di Joanne Brackeen, l'unica strumentista donna a militare nei Jazz Messengers di Art Blakey.
Il suo vero cognome è Grogan, sposò il sassofonista nero Charles Brackeen del quale ha mantenuto il cognome anche dopo il divorzio.

Joanne Brackeen: Live at Maybeck Recital Hall, Volume 1 (1989)


GLI ANNI 90

Il decennio vide l'esplosione delle scuole di jazz, con oltre 100.000 allievi e più di 100 istituti solo negli USA.
Il jazz più che ogni altro decennio precedente è una musica globalizzata, transculturale, aumentò l'influenza e la popolarità dei musicisti immigrati e di origine non occidentale di America Latina, Africa ed Asia.
Le decade ha visto tante influenze contrapposte, tra cui il successo iniziato negli anni 80 dei neoboppers, il grande ritorno del jazz cantato, la scena postmoderna downtown di New York, il folklore del jazz europeo, l'affermazione della nuova corrente M-Base, l'aggiunta di mixaggi e sampler alle registrazioni.

Steve Coleman, chicagoano poi trasferitosi a New York, fondò a Brooklyn l'M-Base nel 1984, un collettivo di artisti neri, che è finito per diventare anche una nuova corrente, caratterizzata dalla fusione di funky, hip-hop e altri stili afroamericani col jazz e le nuove sonorità di oggi.
Successivamente Steve Coleman ha anche incorporato nella sua produzione anche influenze cubane e africane.

Steve Coleman & Five Elements: Def Trance Beat (Modalities of Rhythm) (1994)


Tra gli altri maggiori esponenti drll'M-Base: i sassofonisti Greg Osby e Gary Thomas, il trombonista Robin Eubanks (fratello del chitarrista fusion Kevin Eubanks), il trombettista Graham Haynes, il batterista Marvin' Smitty' Smith e due donne come la pianista Geri Allen e la cantante Cassandra Wilson.

L'altista John Zorn, protagonista di diverse serie di progetti musicali tra loro diversissimi (Masada, Naked City, Game Pieces, Filmworks), spazia dall'hard bop al free, ma anche all'ebraismo dell'Europa orientale (klezmer), ed a generi come musica da camera, giapponese, minimalismo, avanguardia colta, elettronica, colonne sonore, noise e country.
La sua importanza per la parte della sua produzione attinente al jazz è di essere riuscito per primo ad unire in modo convincente e originale proprio la musica ebraica col jazz (negli anni 60 un tentativo lo fece Terry Gibbs); questo nonostante siano numerosi i jazzisti bianchi di origine ebraica, sia del passato che del presente.

John Zorn: Bar Kokhba (1996)


Intorno a Zorn, spesso da lui prodotti o registrati con la sua etichetta Tzadik, ruotano tanti altri musicisti, tra i quali sono prepotentemente emersi Dave Douglas, Tim Berne,
Bill Frisell, Wayne Horvitz, Bobby Previte, Marty Ehrlich ed Uri Caine.

Anello di congiunzione tra John Zorn e Steve Coleman è Don Byron, che ha avuto il merito di riportare il clarinetto al centro dell'attenzione jazzistica dopo diversi anni di declino. Anche Byron, del giro Knitting Facory newyorkese come Zorn, spazia tra i generi (klezmer ebraico, free, hip hop, latinoamericana).

Questo suo ambizioso album d'esordio già nel titolo denota una precisa consapevolezza anche sociale e politica (nel 1932 il Tuskegee Institute condusse un esperimento durato decenni su 400 afroamericani portatori di sifillide; successivamente dei neri dovettero subire angherie morali per l'ingresso nell'aviazione militare).

Don Byron: Tuskegee Experiments (1991)



Infine non posso non citare in ordine sparso tra i miei jazzisti preferiti in assoluto: Yusef Lateef, Booker Ervin, Harold Land, Billy Harper, George Cables, Joe Bonner, Jack Wilson, John Taylor, Marvin 'Hannibal' Peterson, Kenny Wheeler, Gary Bartz, Chico Freeman, Sonny Simmons, Bobby Few, Roy Brooks, Jessica Williams e David S.Ware.

Tra i jazzisti più di successo in questi ultimi trenta anni vanno citati i chitarristi Pat Metheny e John Scofield, i batteristi Jack Dejohnette e Paul Motian, le vocaliste Dee Dee Bridgewater, Cassandra Wilson e Dianne Reeves, il sassofonista Joe Lovano, i fratelli Michael (sassofonista) e Randy (trombettista) Brecker, il pianista Brad Meldhau.

Ultima modifica di Adric : 19-05-2017 alle 17:05.
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Old 16-08-2003, 13:04   #24
dreadzone
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Anche io sono un cultore di musica jazz....e fusion...

Ti consiglio:

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JOHN PATITUCCI "NOW"
MILES DAVIS & JOHN COLTRANE "DAVIS & COLTRANE"
SPYRO GYRA "THE COLLECTION"
DAVE WECKL "HEADS UP"
WEATHER REPORT "HEAVY WEATHER" (ASCOLTA "BIRDLAND")
THE MANHATTAN TRANSFER "THE COLLECTION" (RHINO RECORDS)
PAT METHENY GROUP "WE LIVE HERE"
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JACO PASTORIUS "INVITATION"
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Fammi sapere cosa ne pensi....

Ciauz!

dreadzone
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Old 22-08-2003, 17:36   #25
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Si, ma Antonio Faraò e Stefano Battaglia come pianisti non sono inferiori all'ottimo Bollani. Senza poi dimenticare i tre riconosciuti come i piu' grandi di sempre; Enrico Pieranunzi, Giorgio Gaslini e Franco D'Andrea. E comunque ci sono decine di pianisti ben piu' importanti degli anni 50, 60 e 70 da ascoltare (italoamericani compresi; Tristano, Marmarosa o Wellington per esempio) prima di qualsiasi pianista italiano o del francese Michel Petrucciani tanto di moda da quando e' morto.

C'era un thread in questa sezione da me aperto proprio sul jazz, andato perso con la cancellazione delle discussioni precedenti al 4-7.
A giorni lo avrei aperto io un thread similare
Con Gaslini ci ho suonato... è un grande... pianista e persona ma se parliamo di jazz oggi...
parliamo seriamente uno che inizia a sentire jazz nel 2003 è il caso che ascolti i moderni andando a ritroso e nn come fanno tutti partendo dalle origini ai giorni nostri.. atteggiamento che porta a nn arrivare mai ai nostri tempi e ti costringe ad una visione antica e limitata del campo d'indagine....
in secondo luogo se posso permettermi una valangata di nomi la si puo' ammirare in qualunque enciclopedia del Jazz nn credo personalmente che possa essere un aiuto meglio un nome con qualche commento(!)...
e ripeto senza nulla togliere al grande Gaslini ci sono pianisti giovani, geniali e nostri contemporanei da andare a sentire e ad applaudire... prima che abbiano l'età di Gaslini!!!
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Old 22-08-2003, 18:35   #26
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Con Gaslini ci ho suonato... è un grande... pianista e persona ma se parliamo di jazz oggi...
Non l'ho conosciuto di persona; condivido la tua valutazione artistica (innovatore qui in Italia, vedi disco Nuovi Sentimenti del 1966, anche se Sam Rivers sostenne che copia la sua musica ) anche se non mi e' molto simpatico quando si fa fotografare raffigurato sul trono
Quote:
parliamo seriamente uno che inizia a sentire jazz nel 2003 è il caso che ascolti i moderni andando a ritroso e nn come fanno tutti partendo dalle origini ai giorni nostri..
Qui in parte sono d'accordo, in parte no; quello che rimprovero a gente come Lino Patruno e' di considerare solo il jazz tradizionale per proprio tornaconto, ignorando il jazz moderno. Infatti ho citato quelli che secondo me sono i 60 dischi essenziali di jazz moderno, non sono partito dalle origini, che sono troppo lontane nel tempo.
E personalmente amo molto il free jazz degli anni 60 e 70, quello piu' spirituale ed intenso.
Pero' gente come i fratelli Brecker, Petrucciani o Diana Krall sono piu' importanti come vendite e popolarita' che come reale innovativita'. A chi non conosce niente di jazz cosa faresti ascoltare per prima, uno Stefano Bollani oppure un Bill Evans (quest'ultimo ha profondamente influenzato quasi tutti i pianisti italiani di oggi), un Joshua Redman oppure un Wayne Shorter del periodo Blue Note ?
Penso che per capire le connessioni e le influenze tra i vari musicisti e le varie correnti si debba iniziare dai grandi del jazz moderno, che e' nato comunque quasi mezzo secolo dopo il jazz tradizionale.
Quote:
atteggiamento che porta a nn arrivare mai ai nostri tempi e ti costringe ad una visione antica e limitata del campo d'indagine....
I nostri tempi (almeno da una ventina di anni a questa parte) sono molto piu' poveri di novita' significative; come nuove correnti abbiamo avuto l'esplosione del jazz etnico (Asia, Africa) , il No Wave degli anni 80 e l'M-Base nei primi anni 90. Come musicisti non c'e' stato un ricambio artistico adeguato (molti grandi sono morti ) e di personalita' artistiche forti emerse in questi anni ce ne sono veramente poche, non solo in Italia, ma in tutto il mondo. Comunque ho 36 anni e non 63 , e ascolto anche molti dischi jazz registrati anche in questi ultimi anni (anche elettronici tipo Bugge Wesseltoft) come anche altri generi musicali come fusion, drum n bass, altre correnti elettroniche e di musica afroamericana come soul, funky & gospel.
Ho messo tutti quei nomi a scopo divulgativo e per completezza (personalmente non amo molto il jazz tradizionale, per il quale comunque nutro il massimo rispetto ed interesse); oltre ai 60 dischi con foto (ho cercato di farmi influenzare meno possibile dai miei gusti personali, altrimenti non avrei inserito Sonny Rollins, Ornette Coleman, Cecil Taylor e Joe Henderson), ho citato una ventina di liste differenti anche per dimostrare che c'e' una pluralita' di pareri e di gusti anche tra esperti e addetti ai lavori. E ho indicato anche due buoni libri introduttivi in italiano, visto che non tutti padroneggiano bene l'inglese.
Quote:
in secondo luogo se posso permettermi una valangata di nomi la si puo' ammirare in qualunque enciclopedia del Jazz nn credo personalmente che possa essere un aiuto meglio un nome con qualche commento(!)...
Commenti su dischi e musicisti ne ho espressi, e del resto la materia e' vastissima; spero comunque che anche altri postino i loro; grazie per la tua testimonianza

Ultima modifica di Adric : 22-08-2003 alle 23:57.
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Old 22-08-2003, 23:54   #27
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[quote]anche se non mi e' molto simpatico quando si fa fotografare raffigurato sul trono

alle volte esagera ma è parte del personaggio... dal vivo nn stanca e nn da fastidio
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Old 07-09-2003, 23:12   #28
aristippo
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A me è piaciuto molto un disco di Art Pepper & Warne Marsh e un paio di Hank Mobley. Poi Wynton Kelly.Sonny Rollins.
Poi tanti altri ma sono già anche quelli nella lista di Adric....ci ha fregato il lavoro
Ciao
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Old 17-09-2003, 16:23   #29
scorpionkkk
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A me piacerebbe inquadrare storicamente la nascita del fusion se è possibile..online la cosa è molto confusa e poco chiara...soprattutto tanti pareri discordanti.

Personalmente da bassista elettrico ho iniziato ascoltando weather report e compagnia bella (jaco pastorius compreso ovviamente),passando per la discografia di zawinul,alfonso johnson,chick corea e i romantic warrior (fantastico!!!)...fino ad approdare poi a gruppi come i tribal tech o progetti come gli "screaming headless torsos"..il punto è che non riesco ad inquadrare il passaggio dagli uni agli altri causa naturalmente la non completa conoscenza del fenomeno

grazie a chi vorrà iluminarmi
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Old 17-09-2003, 16:27   #30
Mavel
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Parlo da semi-ignorante del genere, ma uno come Stanley Jordan è solo un fenomeno da baraccone o è anche un valido chitarrista? A me non dispiace!
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Old 22-10-2003, 22:43   #31
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A me piacerebbe inquadrare storicamente la nascita del fusion se è possibile..online la cosa è molto confusa e poco chiara...soprattutto tanti pareri discordanti.
Intanto va fatta una distinzione tra jazz-rock e fusion. Spesso vengono usati per denominare lo stesso genere ma in realtà non e' la stessa cosa.
Il jazz-rock e' una fusione di jazz e di rock, come lascia chiaramente intendere la parola. Nella fusion vera e propria, nata un decennio dopo il jazz-rock, oltre al jazz e al rock, confluiscono altre influenze musicali assenti nel jazz-rock degli anni 60, in particolare la bossanova brasiliana (Pat Metheny e' chiaramente influenzato dai chitarristi brasiliani degli anni 60 e 70) gli altri stili latini (esempio gli Spyro gyra), il pop, la soul music (ed anche il soul-jazz; fondamentali sono stati i Crusaders, ma pur se non fusion anche gruppi funky di radice jazzistiche come Earth Wind & Fire, Kool & The Gang, War, gli Ubiquity di Roy Ayers ecc; ricordiamoci che il leader degli EW&F Maurice White negli anni 60 suonava nel trio jazz di Ramsey Lewis, e che Michael Ray dei Kool & The Gang ha fatto parte dell'Arkestra di Sun Ra).

Da "Il nuovo libro del jazz" di J.E. Berendt cito testualmente:
"La fusione ebbe inizio a partire dalla seconda metà degli anni 60 - in gruppi come il quartetto di Gary Burton, il Jeremy and the Satyrs del flautista Jeremy Steig, il quintetto di John Handy, il Fourth Way del pianista Mike Nock, il quartetto di Charles Lloyd, il Free Spirits del chitarrista Larry Coryell, il primo Lifetime di Tony Williams e le varie "compact big bands" che seguivano il modello del complesso Blood, Sweat & Tears. Sorprende che il processo di fusione abbia avuto in Inghilterra un inizio (nel 1963) e una fine (nel 1969) ancora piu' rapida che non negli Stati Uniti. Esagerando un po' si potrebbe dire: in Inghilterra gli anni Sessanta erano gia' gli anni del jazz-rock - in gruppi come la Graham Bond Organization, delll'organista Graham Bond, i Colosseum, i Dreams e i Soft Machine, in musicisti come il chitarrista John McLaughlin, il bassista Jack Bruce, i batteristi Ginger Baker e John Hiseman, il sassofonista Dick Heckstall-Smith.
Conunque non c'è dubbio: fu Miles Davis a portare in primo piano il jazz-rock nel 1970 con il suo disco Bitches Brew. Fu lui a compiere la prima intergrazione di jazz e rock equilibrata e musicalmente valida
(nota di Adric; non sono d'accordo sul valore artistico). Fu insomma l'elemento catalizzatore del jazz-rock - e non solo per via dei suoi dischi, ma anche perche' i musicsti piu' importanti del decennio uscirono tutti dai suoi gruppi."

Pero' nei primi anni 70 oltre ai Weather Report e ai Return To Forever sono altrettanto fondamentali anche il sestetto elettrico di Herbie Hancock (poi ribattezzato HeadHunters) e la Mahavishnu Orchestra di John McLaughlin, oltre che i gia citati Crusaders. Sono questi cinque gruppi, oltre ai dischi dei jazzisti dell'etichetta discografica CTI di Creed Taylor (George Benson, Freddie Hubbard, Milt Jackson, Eumir Deodato), ad aver trasformato il jazz-rock in fusion. Difficile datare l'istante di nascita preciso della fusion. Io direi tra il 1974 e il 1976 con l'esplosione sul mercato di musicisti (in maggioranza bianchi) di varia provenienza musicale, ma per lo piu' jazz: Dave Grusin, Ramsey Lewis, Ahmad Jamal, Lonnie Liston Smith, Chuck Mangione, Jeff Lorber, Bob James, George Duke, Patrice Rushen, Jean Luc Ponty, Lee Ritenour, Larry Carlton, Steve Khan, Pat Metheny, AlDiMeola, Dave Sanborn, Stanley Clarke, Billy Cobham, Eddie Henderson, Tom Scott, Grover Washington Junior, John Klemmer, Bobbi Humphrey, Victor Feldman e tanti altri.
Nella seconda metà degli anni 70 si costituiscono gruppi di grande successo come Steps (Ahead), Yellow Jackets, Azymuth e Spyrogyra che dominarono gli anni 80.
Oltre alla fusion strumentale c'è anche quella vocale, in cui spiccano celebri sessionmen come Steve Gadd, Harvey Mason, Lenny White, Paulinho Da Costa, i fratelli Brecker, Ernie Watts, Jay Graydon, David Foster, Abe Laboriel, i Toto e molti altri: sono stati protagonisti spesso piu' sui dischi di altri artisti di gran pregio usciti tra il 77 e l'83 di Steely Dan, Gino Vannelli, Al Jarreau, George Benson, Marc Jordan, Pages, Bill Champlin e giri collaterali ecc, con produttori come Tommy Lipuma, gli stessi Graydon e Foster e, per gli artisti neri piu' sul versante soul music, anche Quincy Jones, che sui dischi incisi a loro nome.

Ultima modifica di Adric : 23-10-2003 alle 05:30.
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Old 22-10-2003, 22:56   #32
ni.jo
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Old 22-10-2003, 23:31   #33
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Quote:
Alla fine degli anni 70 si costituiscono gruppi di grande successo come Steps (Ahead), Yellow Jackets e Spyrogyra che dominarono gli anni 80.
Oltre alla fusion strumentale c'è anche quella vocale, in cui spiccano celebri sessionmen come Steve Gadd, Harvey Mason, Lenny White, Paulinho Da Costa, i fratelli Brecker, Ernie Watts, Jay Graydon, David Foster, Abe Laboriel, i Toto e molti altri: sono stati protagonisti spesso piu' sui dischi di altri artisti di gran pregio usciti tra il 77 e l'83 di Steely Dan, Gino Vannelli, Al Jarreau, George Benson, Marc Jordan, Pages, Bill Champlin e giri collaterali ecc, con produttori come Tommy Lipuma, gli stessi Graydon e Foster e, per gli artisti neri piu' sul versante soul music, anche Quincy Jones, che sui dischi incisi a loro nome.
Il Jazz puro non e' il mio forte....ma quando si parla di Gino Vannelli,Toto, Steely Dan,Al Jarreau, Steve Gadd , Benson etc etc e tutta musica che ascolto e suono da una vita......cmq complimenti x la tua preparazione in materia, l'idea di farne un sito x appassionati non la scarterei

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Old 24-10-2003, 13:58   #34
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belle paginette Adric, me le sono lette di gusto
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Old 26-10-2003, 14:28   #35
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è uno degli off-topic più ben fatti degli ultimi tempi, uppo volentieri
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Old 10-11-2003, 10:49   #36
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consiglio musica jazz

Vorrei iniziare ad ascoltare un qualcosina di musica jazz, solo che non so come orientarmi. Tenete conto che mi piace molto la chitarra e poco la tastiera, quindi ci vorrebbe un jazz un po' chitarrato dove la chitarra la fa da padrone.
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Old 10-11-2003, 10:52   #37
ni.jo
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se non sai cos'è, allora è jazz. (da il pianista sull'oceano)
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Old 10-11-2003, 11:02   #38
Arësius
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prova a sentire qualcosa di McLaughlin, tipo "the Inner Mounting Flame" della Mahavishnu Orchestra

la giusta via di mezzo tra cazzutismo rockettaro e impestamento improvvisato jazz.
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Old 10-11-2003, 11:02   #39
kikki2
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che genere preferisci? cmq puoi cominciare da questi

Wes Montgomery - So much guitar
Grant Green - Matador
" - Idle moments
Jim Hall - concierto
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Benedetto sia il Signore,la mia Roccia,che insegna alle mie mani a fare la guerra e alle mie dita a combattere
Meglio 1 giorno da Zeman che una vita da Elkann ( qualsiasi ).
Ciao pierpo!
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Old 10-11-2003, 11:10   #40
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se vuoi fare il percorso tosto e giusto, segui il messia adric:
se vuoi iniziare da qualcosa di abbordabile senza demoralizzarti prima,
Chick Corea & The Origin - change
John Mc Laughlin - Que alegria
Stefano di Battista - a prima vista
Keith Jarreth - the concert in Kohn (indispensabile imho)
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