Internet of Things nel caos della mancata interoperabilità BTicino punta sul 'traduttore'

La piena interoperabilità tra gli oggetti connessi dell'Internet delle Cose è attualmente un miraggio. Tra accordi e consorzi di interoperabilità sono in molti al lavoro, ma tanti oggetti parlano un loro linguaggio e operano con protocolli propri: per semplificare la vita BTicino punta sul modulo F459, in pratica un contenitore di driver per far parlare oggetti di terze parti con il sistema MyHome
di Roberto Colombo pubblicato il 27 Luglio 2015 nel canale Scienza e tecnologiaBTicino
F459 Driver Manager: il 'traduttore' BTicino
BTicino, storica azienda italiana, nata negli anni '30 e dal 1989 parte del gruppo industriale francese Legrand, da più 15 anni guarda con grande interesse al mondo della domotica, dopo avere colonizzato coi suoi interruttori e i suoi apparecchi molte delle case italiane, ma anche mondiali. Fin da subito è stato chiaro come il saper parlare tra loro degli apparecchi di casa fosse il nodo cruciale da affrontare. Il 2001 è l'anno in cui l'azienda lancia l'iniziativa Open Web Net, in cui OPEN è l'acronimo di Open Protocol for Electronic Networks. Come viene descritto nell'introduzione al linguaggio "L’Open Web Net è un linguaggio grazie al quale è possibile scambiare dati ed inviare comandi tra un’unità remota e il sistema My Home BTicino. Il protocollo è pensato per essere indipendente dal mezzo di comunicazione utilizzato, considerando come requisito minimo la possibilità di poter utilizzare toni DTMF sulla normale linea telefonica PSTN. L’Open Web Net è stato introdotto per fornire un livello astratto che permette la supervisione e il controllo dei sistemi My Home concentrandosi sulle funzioni senza curarsi dei dettagli dell’installazione e senza dover per forza conoscere la tecnologia SCS. Conoscendo la sintassi del protocollo è possibile usare un proprio software per controllare il sistema My Home."
Il linguaggio è nato come iniziativa aperta per fare in modo che tutti potessero creare apparecchi facilmente integrabili in un sistema Bticino, da un lato, e dall'altro sistemi che potessero facilmente integrare apparecchi BTicino. Accanto a questa iniziativa BTicino ha deciso di partecipare in quei consorzi di interoperabilità, nati per creare messaggi per recuperare dai da altri produttori o per parlare con essi. Nonostante gli sforzi di tutti sembrino concentrati nella direzione della massima interoperabilità, come già dicevamo nel corso dell'articolo, restano forti sacche di resistenza, terreni in cui le informazioni (per diverse ragioni, alcune puramente commerciali) non vengono condivise o vengono svelate solo in parte, mantenendone alcune parti 'esclusive'.
In questo panorama o si attende che si raggiunga la massima interoperabilità tra tutti gli oggetti, i protocolli e i linguaggi per offrire al cliente finale un'esperienza completa e semplice da avviare, oppure si gioca di forza cercando di imporre a tutti la propria visione delle cose, oppure ancora si cerca una terza via, che cerca di aggirare in modo furbo le limitazioni della non interoperabilità diretta tra i diversi componenti.
I tecnici Bticino sono partiti dall'assunto che il set di istruzioni degli oggetti connessi è vario, ma non infinito, e che - soprattutto - alcuni dei comandi, anche se enunciati in modo leggermente diverso a seconda dell'approccio sceltodal singolo brand, sono in parte sovrapponibile e fanno compiere circa le stesse azioni agli oggetti. Da qui hanno deciso di creare un traduttore, un componente che facesse lo stesso lavoro che i driver fanno in un PC, spiegando al sistema centrale come dialogare e far agire le diverse componenti aggiunte. Questo è il concetto da cui nasce BTicino F459 (Driver Manager).
Si tratta di un oggetto da aggiungere al quadro elettrico che si occupa di fare da traduttore tra il sistema BTicino MyHOME e gli oggetti connessi di terze parti presenti all'interno della rete domestica. MyHOME_Link è un un dispositivo dedicato unicamente alle integrazioni con sistemi di altri produttori; un dispositivo che è in grado di fare da “traduttore” smart tra la lingua di Bticino / Legrand, l’OpenWebNet, e i protocolli dei sistemi di terze parti. Come ci ha raccontato Giulia Villa - Integration&Partnership Developer di BTicino - il software del componente viene sviluppato/ampliato dai tecnici BTicino in base alle richieste del mercato, che 'scrivono' i driver per parlare con gli oggetti di terze parti che si trovano più comunemente nelle case dei clienti. L'attuale F459 ė accompagnato da numerosi "driver" per la gestione di oggetti di terze parti. Una volta installato e configurato (da parte dell'installatore) nulla deve essere fatto da parte dell'utente per poter usufruire dell'integrazione. La gestione avviene poi tramite semplici ed intuitive pagine web. Dopo l'installazione dal pannello di controllo BTicino è possibile comandare gli oggetti connessi, come il robot per pulire i pavimenti, il sistema audio senza fili.
Sottolineiamo che l'installazione del componente e la sua configurazione avvengono per mano dell'installatore, anche perché il posizionamento avviene all'interno del quadro elettrico. Si tratta quindi di una soluzione meno fai-da-te di molte altre, che forse potrebbe in primis attirare meno l'attenzione della massa, sempre più alla ricerca di soluzioni 'chiavi in mano' da implementare in autonomia e sempre più sedotta dalla facilità con cui le app risolvono i problemi della vita. Sebbene possa essere installato anche in un secondo momento l'attuale traduttore F459 è quindi forse più orientato alle nuove installazioni (case di nuova costruzione o ristrutturazioni profonde) e la sua diffusione sarà molto influenzata anche dalla bravura degli installatori nel proporla ai clienti finali. Tra gli aspetti positivi ha certamente il fatto di essere una soluzione installata in modo professionale, quindi meno soggetta alle problematiche dei sistemi fai-da-te, e profondamente integrata nel cuore della domotica casalinga. Certamente sarà il mercato a decretare il suo successo (o insuccesso), ma l'approccio di BTicino è certamente molto orientato a mettere nelle case dei consumatori un apparecchio che abbia gli stessi requisiti di affidabilità del resto dei prodotti del brand: nessuno si metterebbe in casa un interruttore poco affidabile, che debba essere così anche gli apparecchi dell'Internet delle Cose, che al momento forse sono percepiti troppo come gadget?
33 Commenti
Gli autori dei commenti, e non la redazione, sono responsabili dei contenuti da loro inseriti - infoSe vengono messi giù degli standard e tutti si attengono decentemente (tipo ad esempio per le periferiche PC, con PCI-e, USB, eccetera), questi che arrivano possono anche provare a mettere i loro standard, ma si segano le gambe perchè non sono compatibili con l'ecosistema già in posizione.
Se ognuno fa il cazzo che vuole con millemila standard non compatibili allora sì, il più grosso prende tutto quando arriva.
Quindi quei signori devono sbrigarsi perchè è questione di tempo, se arrivano tardi dopo devono uniformarsi o fanno la fine di MS nel mobile.
Bisogna comunque tenere anche conto del fattore meglio descritto come "perchè azzo la gente comune dovrebbe domoticizzare tutto quando sa a malapena cosa sono i dimmer?", che potrebbe esplodere in faccia nei prossimi anni.
Lavoro con degli studi di progettaione di impianti (elettrici, termici, condizionamneto ecc.) per applicazioni civili, terziario e industriali e a mio parere mentre la domotica è un plus in campo industriale e terziario dove può avere ritorni economici a breve e medio periodo,in campo residenziale, tranne casi particolari ( ville e edifici di alto livello) o dove viene usata più per il "WOW factor" che per effettiva necessità per le abitazioni di livello medio è, un accessorio costoso e di discutibile utilità.
Gran parte delle funzioni "avanzate" effettuate dalle centraline domotiche possono essere eseguite da semplici circuiti e componenti discreti di costo inferiore e senza bisogno di programmazione.
Un' altro fattore che mi rende dubbioso riguardo alla domotica casalinga è la durata, mentre in ambito industriale gli impianti hanno una vita di 10-15 anni o anche meno gran parte delle persone non si aspetta di doversi preoccupare più di tanto del proprio impianto elettrico casalingo tranne per piccoli interventi dovuti a usura dei componenti o di dover ripristinare il salvavita in caso di qualche problema; con un impianto domotico, soprattutto in caso di guasto alla centralina le cose si fanno più complesse, la centralina va sostituita, la programmazione ripristinata, cosa relativamente facile dopo pochi anni dalla costruzione ma fra 15 anni o più, chi mi garantisce di trovare componenti compatibili sia dal punto di vista elettrico che di programmazione?
Inoltre sostituzione e riprogrammazione richiedono tempo magari alcuni giorni ad aspettare il tecnico mentre le luci non si accendono..
Ma se la domanda è "come faccio interoperare marchi e standard diversi?" la risposta è "Crestron".
Un commerciale (non di Crestron, ma di Vimar) proprio settimana scorsa a cena se ne è uscito con uno slogan fantastico: "Se esiste, Crestron lo integra"
Gran parte delle funzioni "avanzate" effettuate dalle centraline domotiche possono essere eseguite da semplici circuiti e componenti discreti di costo inferiore e senza bisogno di programmazione.
Un' altro fattore che mi rende dubbioso riguardo alla domotica casalinga è la durata, mentre in ambito industriale gli impianti hanno una vita di 10-15 anni o anche meno gran parte delle persone non si aspetta di doversi preoccupare più di tanto del proprio impianto elettrico casalingo tranne per piccoli interventi dovuti a usura dei componenti o di dover ripristinare il salvavita in caso di qualche problema; con un impianto domotico, soprattutto in caso di guasto alla centralina le cose si fanno più complesse, la centralina va sostituita, la programmazione ripristinata, cosa relativamente facile dopo pochi anni dalla costruzione ma fra 15 anni o più, chi mi garantisce di trovare componenti compatibili sia dal punto di vista elettrico che di programmazione?
Inoltre sostituzione e riprogrammazione richiedono tempo magari alcuni giorni ad aspettare il tecnico mentre le luci non si accendono..
Se progetto un impianto di casa ad esempio con Vimar By-me, potresti sorprenderti di quanto costa "il giusto" rispetto a un impianto tradizionale.
E se parli di "sostituire" la centralina vuol dire che non hai mai lavorato con KNX (e i suoi derivati), ed è una grande pecca se lavori nel campo progettazione impianti
Costo inferiore per il produttore, ma non per il cliente... mentre un sistema con standard favorirebbe il cliente.
Come i pezzi di un PC, o i PC/smartphone/chessò in una rete.
Ora è un casino. X parla solo con X e non con Y.
Se una scheda muore e non va la corrente in casa io dissotterro l'ascia di guerra e parto alla volta dell'installatore, altro che.
E i relativi Contro: integrazioni zero per il tradizionale e costo di 3 sacchi superiore per il domotico
Proprio pochi giorni fa mi sn documentato su come bticino (vendor trattato dal migliore installatore scelto che non mi ha spiegato l'esistenza di questa possibilità
Il mio obiettivo é quello tramite software di videosorveglianza (ispy et simulae) di eseguire dei cmd con dei comandi telnet (o con netcat in ambiente ux) all'attuvazione di una zona di movimento per far accendere delle luci di interesse o attivare degli scenari corrispondenti ad un address/addresses.
Fattibile é fattibile da quello che ho letto ma: é la strada migliore per raggiungere il risultato? O Butto su un tradizionale, mi tengo i soldi per lo scopo integro succ. con un arduino /rasp pi con una gpio collegata ai rele che mi servono?
Grazie
E se parli di "sostituire" la centralina vuol dire che non hai mai lavorato con KNX (e i suoi derivati), ed è una grande pecca se lavori nel campo progettazione impianti
Su impianti grandi questo tipo di gestione non è adeguata. Ci sono sistemi consolidati, affidabili, che gestiscono migliaia/decine di migliaia di punti, con pagine grafiche programmate ad hoc per monitorare ed impostare tutti i parametri operativi.
I sistemi domotici vanno bene per l'abitativo (anche il nome..), non sono una cosa necessaria, sono vagamente comodi per alcuni, ma la maggior parte delle persone non ne sente la mancanza. Forse la generazione che nasce adesso sentirà una qualche necessità dell'IoT, anche se ho i miei dubbi. Non ci sono solo pro ad avere tutto connesso, ma soprattutto non è un bisogno primario, nè secondario, è uno sfizio. Gli elettrodomestici programmabili ci sono già, poterli accendere da remoto non è fondamentale, comandare le luci con la voce o integrare dei pattern di uso fittizio nell'impianto di allarme idem.
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